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In attesa degli Stress Test bancari europei

Pubblicato il 21 ottobre, 2014 | Categoria: VideoAnalisi

Invito al TOL EXPO 2014 di Borsa Italiana

E’ con grande piacere che vi invitiamo a partecipare alla 12° edizione del TOL EXPO 2014 che si terrà a Milano il 23 e 24 ottobre p.v..
Ospitato a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana, l’evento vedrà la presenza di oltre 40 espositori e offrirà la possibilità di incontrare i broker online, gli emittenti e tutte le società legate al mondo del trading. Il TOL EXPO è rivolto ai trader professionisti ma soprattutto ai piccoli risparmiatori interessati a conoscere strumenti come gli ETF, i certificates, i covered warrant e i derivati, grazie a seminari tenuti da brokers, traders e associazioni.

Di seguito, presentiamo i convegni che vedrà impegnato il nostro trader Alessandro Aldrovandi, insieme ad altri colleghi:

Giovedì 23 ottobre, 9:30-11 – BALCONATA 2
ALLA SCOPERTA DEI FALSI MITI SUI TRADING SYSTEM
Grazie all’esperienza di esperti programmatori, verranno smascherati molti degli aspetti nascosti del mondo del trading quantitativo. Verrà dimostrata l’inefficacia dei Grid System e i risultati disastrosi che si ottengono con i metodi Martingala. Saranno illustrati concretamente i processi per costruire validi portafogli di TS e presentati modelli innovativi per ridurne la volatilità, senza ricorrere al Money Management e al controllo dell’Equityline.
Relatori: Alessandro Aldrovandi, Daniel Giampaolo, Fabio Pacchioni

Venerdì 24 ottobre, 15:30-17 – BALCONATA 1 
VOLATILITÀ E PROSPETTIVE DI MERCATO
Relatori: Gianluigi Raimondi, Massimiliano Malandra, Pierpaolo Soldaini, Alessandro Aldrovandi

tol expo 2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non mancate all’incontro dedicato al mondo del trading e dell’investimento online. L’accesso del pubblico è gratuito!

Pubblicato il 19 ottobre, 2014 | Categoria: Articoli

FTSE/MIB, si può ripartire da 17.500

Il mercato azionario italiano è decisamente impostato al ribasso nel medio termine.
Dopo la salita ininterrotta che ha caratterizzato l’andamento dell’indice FTSE/MIB negli ultimi due anni, senza che vi fosse mai stato alcun ritracciamento degno di nota, una inversione del trend era piuttosto prevedibile; così come ipotizzabile era il fatto che la discesa dovesse essere consistente. Quello che stupisce, invece, è la violenza del crollo delle quotazioni e l’immediato raggiungimento dei supporti statici più lontani. A cui va aggiunto la presenza di numerosi falsi segnali e scorrelazioni intraday, tutti sintomi evidenti della presenza sul mercato di mani forti (prima) e di operatori in preda al “panic selling” (dopo).

La violazione del livello 20.000, avvenuta ad inizio ottobre, è stata il preludio ad una accelerazione ribassista che non poteva più trovare argine nel supporto posto a 18.800 (doppio minimo realizzato a febbraio e agosto 2014). Infatti, così è stato, ma era davvero difficile immaginare una serie di sedute consecutive così fortemente negative, fino ad arrivare a realizzare un minimo a 17.500 nella seduta di giovedì 16 ottobre.

Oltre ad aspetti prettamente tecnici, di certo non hanno aiutato altri fattori come la forte discesa di Wall Street e l’insolita debolezza dell’indice DAX, quest’ultima causata da alcuni dati macroeconomici tedeschi inaspettatamente deludenti. Inoltre, sono da aggiungere alcune notizie negative relative alla solvibilità delle banche greche. Infine, durante l’ultima riunione della Bce sono emersi con evidenza i limiti delle politiche monetarie finora adottate (e anche quasi esaurite), non avendo ancora ottenuto i risultati sperati: tant’è che questa volta le parole del governatore Draghi hanno affossato ulteriormente le Borse.

Detto questo, comunque, l’area 17.500/17.700 ha le carte in regola per mostrarsi un primo valido supporto in grado di arrestare l’ondata di vendite. Nel corso del 2013, infatti, l’intorno di questi prezzi ha costituito una serie di livelli statici davvero importanti, da cui è poi iniziata la lunga salita fino al giugno scorso.

Pur tenendo presente che la volatilità rimarrà alta ancora per diverse settimane, dal punto di vista operativo le attuali quotazioni potrebbero anche essere una buona occasione di acquisto per trade mirati di breve respiro e con quantità modeste, fino al target 19.500. E’ da ricordare, infatti, che a fine ottobre verranno resi noti i risultati dei periodici “stress test” bancari e dalle prime indiscrezioni non sembra che ci siano particolari motivi di preoccupazione.

Grafico daily del Future FTSE/MIB

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Pubblicato il 17 ottobre, 2014 | Categoria: Articoli

Piazza Affari riparte coi rimbalzi

Dall’intervista di TREND-ONLINE.com al nostro trader Alessandro Aldrovandi.

logo TREND ONLINE

Continue sedute consecutive al ribasso, solo un tentativo (minimo) di tornare positivi, poi il crollo. Cosa pensare di questo ottobre e di questi mercati?

I principali mercati azionari sono decisamente impostati al ribasso. Dopo la salita ininterrotta che ha caratterizzato l’andamento dei listini negli ultimi due anni, senza che vi fosse mai stato alcun ritracciamento degno di nota, una inversione di medio termine era piuttosto prevedibile; così come ipotizzabile era il fatto che la discesa dovesse essere consistente. Quello che stupisce, invece, è la violenza del crollo delle quotazioni e l’immediato raggiungimento dei supporti statici più lontani. A cui va aggiunto la presenza di numerosi falsi segnali e scorrelazioni intraday, tutti sintomi evidenti della presenza sul mercato di mani forti (prima) e di operatori in preda al “panic selling” (dopo). Come detto, proprio nella seduta di ieri sono stati toccati alcuni minimi molto importanti, per cui non è escluso un rimbalzo dei prezzi almeno nel brevissimo periodo. L’unico aspetto positivo, se così si può definire, è che sembra ritornata la tradizionale stagionalità dei mercati azionari che aveva accompagnato gli investitori negli anni passati: crisi finanziarie a fine settembre/inizio ottobre che diventavano buone occasioni di acquisto per un eventuale rally di Natale.

Europa già debole, adesso un altro allarme Grecia. Torna il 2012? E se si, come potremo affrontarlo?

In settimana è emerso un allarme sulla solvibilità delle banche greche ed è stata una notizia molto negativa. E’ da ricordare, infatti, che tutto il settore creditizio europeo è sotto osservazione in quanto a fine ottobre verranno resi noti i risultati dei periodici “stress test”. Le prime indiscrezioni non danno adito a particolari preoccupazioni, ma il momento è piuttosto critico per cui basta veramente poco per creare ulteriore volatilità. Riguardo al mercato europeo nel suo complesso, bisogna sottolineare che già da diverse settimane l’indice DAX, solitamente trainante, ha avuto un andamento più debole rispetto a quello di altre borse continentali. Il tutto dovuto ad alcuni dati macroeconomici inaspettatamente deludenti. Infine, la debolezza dell’Europa ha accelerato il proprio corso dopo l’ultima riunione della Bce. Questa volta le parole del governatore Draghi non hanno fornito il solito ottimismo ai mercati, anche perché è risultato piuttosto evidente che le politiche monetarie finora adottate (e anche quasi esaurite) non hanno ottenuto i risultati sperati. Riteniamo che, come detto dallo stesso Draghi, dalla crisi europea si possa uscire solo attraverso politiche economiche mirate esclusivamente alla crescita. Un compito politico che spetta solo ai governi nazionali.

Piazza Affari quali livelli e strategie per l’emergenza?

La violazione del livello 20.000 sul FTSE/MIB, avvenuta ad inizio ottobre, è stata il preludio ad una accelerazione ribassista che non poteva più trovare argine nel supporto posto a 18.800 (doppio minimo realizzato a febbraio e agosto 2014). Infatti, così è stato, ma era davvero difficile immaginare una serie di sedute consecutive così fortemente negative, fino ad arrivare a realizzare un minimo a 17.500. Detto questo, comunque, l’area 17.500/17.700 ha le carte in regola per mostrarsi un primo supporto di breve periodo in grado di arrestare l’ondata di vendite. Nel corso del 2013, infatti, l’intorno di questi prezzi ha costituito una serie di livelli statici davvero importanti, da cui è poi iniziata la lunga salita fino al giugno scorso. Dal punto di vista operativo, pertanto, le attuali quotazioni potrebbero anche essere una buona occasione di acquisto per trade mirati di breve respiro e con size modeste, fino al target 19.500. Anche se il panic selling si fosse arrestato, comunque, la volatilità rimarrà alta ancora per diverse settimane.

Pubblicato il 17 ottobre, 2014 | Categoria: Articoli

Supporti di lungo periodo da monitorare

Pubblicato il 7 ottobre, 2014 | Categoria: VideoAnalisi

FTSE/MIB, pericolosa accelerazione ribassista

Il mercato azionario italiano è decisamente impostato al ribasso nel breve/medio termine.
Dopo aver realizzato un massimo sul livello 22.590 lo scorso 10 giugno, l’indice FTSE/MIB ha invertito la propria direzione di tendenza violando al ribasso la trendline rialzista di medio periodo sul livello 20.850. Poi, nonostante un tentativo di pullback che ha riportato lentamente i prezzi verso quota 21.350, il mercato ha continuato la propria discesa con una accelerazione rapida ed improvvisa fino al livello 18.800, sfiorando di poco la trendline rialzista di lungo termine.

Da quel momento, poi, le quotazioni hanno ripreso velocemente a salire fin verso la resistenza posta a quota 21.500, soprattutto per un eccesso  di euforia dovuto alla inaspettata decisione della Bce di ridurre il tasso di riferimento allo 0,05%. Però, nei giorni successivi, tra gli operatori è cresciuta la convinzione che i futuri margini di manovra di Draghi per sostenere le Borse si fossero praticamente esauriti e pertanto è tornato a prevalere un generale pessimismo sui mercati.

La conferma è arrivata con la riunione della Bce del 2 ottobre scorso, dove è chiaramente emersa l’impossibilità di proseguire efficacemente con politiche monetarie, nonché anche una certa conflittualità “politica” tra i membri del Board. Di conseguenza, tutte le Borse europee hanno subito perdite molto pesanti, nell’ordine del 2-3%, con Piazza Affari che si è dimostrata la peggiore con un -4%. L’indice FTSE/MIB ha violato l’importante supporto sul livello 20.250 (già individuato con precisione nelle analisi precedenti), fino a chiudere abbondantemente sotto la soglia psicologica dei 20.000 punti, nell’intorno dell’area 19.850. Il fatto che il FTSE/MIB abbia sottoperformato è dovuto principalmente a due fattori: da un lato, tra le righe, la Bce ha fatto intendere che ai paesi più deboli non verranno fatti particolari sconti in materia di finanza pubblica, mentre dall’altro lato è necessario constatare come nell’ultima settimana l’indice italiano si è sempre mostrato decisamente più forte (e quindi, scorrelato) rispetto agli altri Exchange continentali.

Dal punto di vista operativo, in questo momento è doveroso consigliare molta prudenza. I primi segnali di positività sono lontani e solo sopra la resistenza dei 21.500 punti, mentre la negatività potrebbe proseguire fino al doppio minimo posto sul livello 18.800. Ogni oscillazione all’interno di questo ampio trading range sarà molto volatile, incerta e ricca di falsi segnali. L’importante è che il già citato supporto di 18.800 non venga violato al ribasso, in quanto si perderebbe definitivamente l’impostazione positiva di lungo periodo del mercato italiano.

Grafico daily dell’indice FTSE/MIB

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Pubblicato il 3 ottobre, 2014 | Categoria: Articoli

In attesa della Bce: rilancio o caduta?

Pubblicato il 1 ottobre, 2014 | Categoria: VideoAnalisi

I prezzi sono bassi, ma i rischi troppo alti

Dall’intervista di TREND-ONLINE.com al nostro trader Alessandro Aldrovandi.

logo TREND ONLINE

I mercati continuano a segnare un andamento altalenante, sempre più condizionati da dati macro ma soprattutto dalle politiche delle Banche centrali. Un trend che riuscirà a trovare una fine ora che la Fed allenterà la sua presenza, oppure verrà presto sostituita dalla Bce?

La mia impressione è che i mercati finanziari possano rimanere in questa fase di incertezza ancora per diversi mesi, a cui va aggiunta anche una spiccata scorrelazione tra i loro movimenti di breve periodo.
La Fed, infatti, ma solo nella tarda primavera del 2015, potrebbe dare inizio ad una politica monetaria restrittiva e non è prevedibile come reagirà Wall Street: se da un lato è necessaria una importante fase di ritracciamento delle quotazioni, dopo che l’indice S&P500 ha superato con forza quota 2.000 fino a realizzare un massimo assoluto a 2.020 punti, dall’altro lato l’economia statunitense ha tutte le carte in regola per continuare nel proprio cammino di crescita.
Molto diversa è la situazione europea, dove gli indicatori macroeconomici continuano ad essere depressi nonostante la Bce abbia fatto tutti gli sforzi possibili per immettere liquidità sul mercato, fino a ridurre il tasso di riferimento allo 0,05%. Poichè i prezzi di Borsa sono piuttosto lontani dai massimi dello scorso giugno 2014, diventa davvero difficile capire quali altri incentivi potranno essere adottati per favorire la crescita del vecchio continente.

L’indice Ftse Mib ha chiuso la settimana con un bilancio negativo, quale potrebbe essere una strategie operativa da adottare nel breve periodo?

La scorsa settimana si è chiusa con un segno negativo in quanto, per l’ennesima volta, l’indice italiano è stato respinto dall’importante resistenza posta in area 21.500 punti. Nonostante il trend di medio periodo sia ancora negativo, i prezzi stanno oscillando da alcune settimane proprio tra la resistenza già citata e l’altrettanto importante supporto posto sul livello 20.250. In sostanza, si tratta di un trading range laterale piuttosto limitato.
L’unica strategia che può essere adottata in una situazione di mercato come questa è quella di fare riferimento ai due livelli individuati ed aspettare un loro eventuale breakout: aprire posizioni long al superamento di 21.500, con obiettivi rialzisti in area 22.150, oppure liquidare i titoli azionari in portafoglio alla violazione del supporto 20.250, in attesa di un ritorno dei prezzi vicino all’area 19.000.

Siamo appena entrati nell’ultima parte dell’anno, notoriamente più favorevole per i mercati, quali consigli dare a chi decide di entrare, se è il caso di farlo, adesso?

Sebbene l’impostazione rialzista di lungo temine di tutti i principali mercati finanziari non sia stata compromessa dalla violenta discesa dei mesi di luglio/agosto 2014, in questo momento il miglior consiglio che si possa fornire è quello di rimanere molto prudenti. Sulla base di quanto detto prima, infatti, regna l’incertezza a livello macroeconomico e l’analisi grafica delle Borse indica una fase di congestione.
Se si hanno già azioni in portafoglio, sarà conveniente monitorare con attenzione i vari livelli di supporto al fine di liquidarli (o coprirli) con prontezza nel caso le quotazioni scendessero ulteriormente, mentre è ancora molto presto per entrare sul mercato. Anche se i prezzi sono relativamente bassi, non si tratta ancora di una buona occasione di acquisto in quanto non si hanno segnali rialzisti e pertanto i rischi rimangono troppo alti.
L’unico mercato sul quale potrebbe essere conveniente cominciare ad agire (ma questo vale solo per trader più avanzati, quelli che negoziano con i futures nell’ambito intraday) è quello del BUND, ossia i titoli di stato tedeschi: da troppo tempo, infatti, si stano mantenendo su quotazioni molto alte e insostenibili, dato che il loro rendimento è addirittura negativo. Pertanto, dal punto di vista operativo, ma sempre con prudenza, si potrebbero accumulare posizioni short sul future BUND.

Pubblicato il 1 ottobre, 2014 | Categoria: Articoli

Quanto rende investire in BOT

Pubblichiamo un interessante articolo di Maurizio Mazziero di MazzieroResearch.

QUANTO RENDE INVESTIRE IN BOT

Di seguito viene calcolato il rendimento di un investitore in Bot; secondo i dati di Banca d’Italia il tasso di interesse medio ponderato ad agosto 2014 era dello 0,21%, ma occorre anche considerare che:

  • Tale rendimento è soggetto a una ritenuta del 12,5%, che erode quindi un 0,026%.
  • Al conto titoli viene applicato un bollo pari allo 0,20% sull’ammontare di ciascun titolo in portafoglio.
  • La commissione bancaria per il collocamento costa fino allo 0,30% per i Bot annuali.

Il primo punto in merito all’aspetto fiscale andrebbe meglio precisato in quanto, per i Bot, come espressamente dichiarato dal Dipartimento del Tesoro: “La remunerazione, interamente determinata dallo scarto di emissione (dato dalla differenza tra il valore nominale ed il prezzo pagato), è considerata ai fini fiscali anticipata, in quanto la ritenuta per gli investitori individuali si applica al momento della sottoscrizione.”

Ciò significa che si ha un’ulteriore decurtazione del rendimento a scadenza pari a:

r x 12,5% x i

Dove: r = tasso di rendimento lordo; i = tasso d’inflazione del periodo fra la sottoscrizione e la scadenza.

Sostituendo quindi nella formula r con 0,21% e i con il tasso di inflazione – dovremmo in realtà inserire il tasso di inflazione rilevato alla scadenza del Bot – otterremo un’ulteriore elemento di tassazione; questo valore è attualmente trascurabile, ma potrebbe ampliarsi nel caso di una ripresa dell’inflazione. Sommando tutte le spese e le tasse otteniamo un valore di 0,526%, che sottratto al tasso di interesse medio di 0,21% fornisce un rendimento negativo pari allo 0,316%.

In pratica ogni 1.000 euro di investimento in BOT l’investitore non riceverà alcun rendimento ma dovrà pagare una quota; il rendimento lordo verrà così suddiviso:

  • 2,26 euro resteranno allo Stato in tasse e bolli.
  • 3,00 euro verranno incassati dalla banca per commissioni.
  • 3,16 euro, verranno pagati dall’investitore.

Pertanto lo Stato a fronte di un interesse di 2,10 euro, vedrà ritornare 2,26 euro, con un rendimento del 7,6%, la banca incasserà il solito 0,3% dell’ammontare del BOT collocato, mentre l’investitore per aver avuto il “privilegio” di investire in BOT dovrà pagare fra Stato e banca lo 0,316%.

Stranezze di uno Stato super-indebitato che in Costituzione incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme!

Pubblicato il 29 settembre, 2014 | Categoria: Articoli

FTSE/MIB, attenzione al supporto 20.250

Il mercato azionario italiano è decisamente impostato al ribasso nel breve/medio termine.
Il trend rialzista del FTSE/MIB, iniziato nel giugno del 2013 dopo un triplo minimo in area 15.000 e sviluppatosi con pochissimi ritracciamenti degni di nota, ha certamente terminato la propria corsa con la realizzazione del massimo sul livello 22.590 lo scorso 10 giugno, ad un anno esatto di distanza.

Nel mese di luglio, inoltre, è stata violata al ribasso la trendline rialzista di medio periodo sul livello 20.850. Poi, nonostante un tentativo di pullback che ha riportato lentamente i prezzi verso quota 21.350, il mercato ha continuato la propria discesa con una accelerazione rapida ed improvvisa fino al livello 18.800, sfiorando di poco la trendline rialzista di lungo termine. Da quel momento, le quotazioni hanno invertito la propria direzionalità, assorbendo buona parte della caduta e riportandosi nuovamente fin verso la resistenza posta a quota 21.500.

Pertanto, sebbene l’impostazione positiva di lungo periodo del FTSE/MIB non sia stata compromessa, i prossimi mesi saranno comunque dominati da incertezza e volatilità. I principali supporti e resistenze, infatti, sono fortemente sentiti dagli operatori e sui quei livelli difficilmente si avrà il coraggio di aprire posizioni direzionali prevedendo un breakout. Quindi, nel breve termine è ipotizzabile un andamento laterale compreso fra i livelli 20.250 e 21.500, con continue oscillazioni multiday.

Proprio per questo motivo è necessario porre particolare attenzione a pattern grafiche di analisi tecnica che possano permettere di anticipare le repentine oscillazioni di mercato (anche e soprattutto nell’intraday). In particolare, per capire se certi movimenti costituiscono solo un ritracciamento oppure sono il preludio ad una vera e propria inversione di tendenza. Di questo particolare argomento, ne parleremo a Rimini il prossimo 26 settembre durante uno dei seminari organizzati da ITFORUM, nell’ambito della rassegna “Aspettando ITFORUM 2015“. E non solo utilizzando i classici grafici a timeframe, ma anche analizzando grafici non tradizionali, come quelli a N-Tick o Isovolumetrici.

Nella FIGURA 1, ad esempio, viene evidenziata l’attuale debolezza di Piazza Affari, con le quotazioni che si stanno dirigendo verso l’indicatore Supertrend (che costituisce un supporto) e un indicatore Macd impostato al ribasso. Da segnalare, inoltre, la presenza di 2 pattern candlestick denominate “Three Black Crows”, utilissime per riuscire ad individuare la continuazione o l’inversione di un trend.

FIGURA1
20140922FTSEMIB -tempo

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella FIGURA 2 l’indice italiano è rappresentato con un grafico a N-Tick (in questo caso ogni barra è formata dalla successione di 10.000 tick), mentre nella FIGURA 3 con un grafico Isovolumetrico (dove ogni barra si forma dopo 20.000 contratti scambiati). Seppure concettualmente molto diversi, la loro analisi porta alle stesse conclusioni e conferma quanto detto sopra, con qualche dettaglio e anticipazione in più:

- maggior evidenza della forte resistenza sul livello 21.500;
- trendline ribassiste di breve più lineari
- indicatore Macd già impostato negativamente
- quotazioni già al di sotto dell’indicatore Supetrend e dal quale sono già stati respinte con forza

FIGURA2
20140922FTSEMIB - Ntick

 

 

 

 

 

 

 

 

 FIGURA3
20140922FTSEMIB -Nvolume

Pubblicato il 22 settembre, 2014 | Categoria: Articoli
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